giovedì 25 dicembre 2014

Venite perche' io vi amo di un Amore sconfinato

Si Gesu' e' una parola molto bella ma tanto difficile da vivere e da mettere in pratica, oggi piu' che mai, perche' molti uomini non credono piu' all'Amore, a questo Amore che ci fa diventare grandi, piu' buoni e solidali con chi soffre e con chi che dell'Amore e' stato privato, come noi piccoli della Creche, a cui molti diritti sono stati ingiustamente negati.

Grazie Gesu' perche' tu ci sei, perche' vieni continuamente in mezzo a noi per dirci con le tue braccia aperte "Venite a me, perche' io vi amo di un Amore sconfinato e senza misura!!!"

Buon Natale dai piccoli della Creche di Betlemme

lunedì 30 dicembre 2013

Un abbraccio dai piccoli discendenti dei pastori

Cari padrini e madrine,

Scriviamo questa lettera ancora sotto l'influsso della gioia che ci è stata data durante il periodo di Natale. Che cambiamenti nel nostro quotidiano! L’avvenimento piu' inatteso e piu' sorprendente che abbiamo vissuto sono stati 4 giorni di neve! I piu' piccoli tra di noi hanno incollato il loro naso contro le finestre e noi, i grandi, ci siamo travestiti da bambini del Polo Nord... Ci siamo messi guanti, sciarpe e cappelli di lana per affrontare questo cambiamento climatico cosi' raro da noi. Meno male che le nostre animatrici erano anche loro caldamente vestite perche' siamo stati senza pieta': battaglia di palle di neve senza limiti, piccoli contro grandi... e... abbiamo vinto!!!! Oh che piacere aver potuto vivere quei pochi giorni come i bambini che abitano nelle terre di Babbo Natale.

Il resto del tempo lo abbiamo vissuto come i bambini che siamo, abitanti della crèche di Betlemme! Naturalmente abbiamo rappresentato e conosciuto quello che tanti bambini rappresentano e conoscono ai piedi del loro albero di Natale in ogni parte del mondo. Ma noi, qui eravamo un po' come una parte del presepe vivente! Va bene, non avevamo ne' bue ne' asino, ma eravamo 40 fratelli e sorelle stretti gli uni agli altri come gli agnelli dei nostri antenati i pastori.

Noi tutti abbiamo anche fatto uno spettacolo con le nostre maestre. Natale qui a Betlemme non e' cosa da poco. Durante questo periodo spesso siamo anche partiti in spedizione attraverso i souks di Betlemme. Il nostro obiettivo era di arrivare fino alla piazza della Nativita' per ammirare il grande Albero di Natale: oh com'era vivo, abbiamo incontrato moltissime persone differenti e ci siamo salutati.

Infine, nell'arco di un mese, abbiamo avuto la fortuna di accogliere da noi moltissimi visitatori. Sono arrivati dai quattro angoli del mondo per offrirci spettacoli di clown, regali e un po' del loro tempo: e' stato formidabile! Siamo stati veramente viziati, i nostri scaffali per giocattoli si sono riempiti e pure i nostri armadi e i nostri piedi scintillano grazie alle nostre nuove scarpe che fanno scintille :) Mille grazie :)

Vi abbracciamo tutti fortemente e vi auguriamo un anno nuovo bello e felice!

Bye Bye ... firmato i piccoli discendenti dei pastori... e... viva la vita !!!!

martedì 20 novembre 2012

Cari padrini e madrine...

Cari padrini e madrine,

Eccoci all'inizio dell'autunno, per condividere qualche notizia! Per prima cosa speriamo che voi stiate tutti bene e che il vostro cuore sia pieno di felicita'! Dopo la nostra ultima lettera ,le nostre belle vacanze sono finite e abbiamo ripreso il ritmo della vita quotidiana. Alla fine dell'estate, molti dei nostri fratelli e sorelle piu' grandi ci hanno lasciato, perche' erano diventati troppo grandi per restare con noi. Ed e' cosi' che Ali e Jihad, Narimane e Marwa, Lliara, Mira, Rittal e Amir ,Amir e Elia, Baha sono partiti per altri luoghi di accoglienza. Auguriamo loro molta gioia e felicita' nella loro nuova vita. Tutto cio' ci ha lasciato un grande vuoto, e il nostro cuore era triste nel vederli partire. Ci vogliamo tanto bene...

Ora la piu' grande di noi e' Lorane ed ha 4 anni e mezzo! Siamo ancora piccolini, ma non passiamo inosservati! Siamo comunque dei bambini biricchini, giocherelloni e talvolta capricciosi, ma sempre contenti di essere coccolati e amati malgrado le nostre stupidaggini! Che gioia poter cominciare ad andare come i "grandi" alla nostra "piccola scuola"! E' un grande avvenimento per qualcuno di noi, anche se la prima volta ci ha molto impressionato e avremmo preferito restare nella grande sala per giocare liberamente! Ma ora siamo fieri quando ci prepariamo per andarci ogni mattina con il nostro zainetto! Ci piace tanto di poter scoprire il gioco dei colori, intingere le nostre mani nella pittura per fare delle opere d'arte con i grossi cubi di colore etc....Scopriamo il mondo e le nostre capacita', e' meraviglioso!

Quest'anno attorno all'eta' dei due anni si entra nella banda dei "medi" (bisogna essere tra i tredici e i venti mesi). Facciamo la rivoluzione! Perche' ormai non ci devono più prendere per dei bebe'!! Cosi' abbiamo rifiutato di farci imboccare! Abbiamo deciso tutti d'accordo di mangiare da soli! Dovevate vederci le prime settimane! C'era piu' cibo addosso a noi e nella sala da pranzo che nei nostri stomaci! ma eravamo cosi' contenti di mettere le mani nei nostri piatti e di cercare di riempire il cucchiaio da soli! Com'era divertente sentire gli alimenti sui nostri visi e le nostre teste! E poi cercavamo pure di dividere cio' che avevamo nel piatto con il vicino, era migliore! Ci divertivamo e i pasti erano diventati una vera festa! Sappiamo che abbiamo dato piu' lavoro alle nostre "tate", perche' dopo dovevano farci il bagno, cio' ci rallegrava molto perche' amiamo l'acqua, ma bisognava pure ripulire la sala da pranzo dopo il nostro passaggio! Anche Sr. Laudy ci ha detto che avrebbe portato le sue galline per pulire! Come ci si divertiva!!!

E noi i "piu' piccolini" cresciamo senza far rumore salvo quando abbiamo fame. A quel momento la nostra povera "tata" non sa piu' da chi deve cominciare, perché vogliamo tutti essere i primi tra le sue braccia! Ne avrebbe bisogno di venti! Siamo numerosi poiche' tre fratellini e sorelline ci hanno raggiunto in questi ultimi mesi. E sono veramente piccolissimi! Ora siamo molto contenti, poiché ogni giorno andiamo fuori a fare una bella passeggiata, oppure ci stendiamo sotto gli alberi. Che meraviglia sentire la dolcezza del sole, la carezza del vento sulla nostra pelle! Com'e' bello scoprire questo gioco di colori con il cielo, le nuvole di tutte le forme, i fiori, il verde degli alberi! Com'e' affascinante vedere i raggi del sole ballare con le foglie e farci l'occhietto che e' il vero segno del cuore di Dio! E com'e' dolce e piacevole di unire il nostro balbettare alla bella melodia degli uccelli che si chiamano e rispondono. Quest'armonia ci riscalda il cuore e calma la nostra sofferenza di non essere stati desiderati da una mamma e da un papa'... E adesso aspettiamo con impazienza questi momenti di comunione con la creazione e sappiamo chiederli se non avvengono!

Cari padrini e madrine, abbiamo chiacchierato molto questa volta, ma viviamo dei momenti cosi' belli, che non era possibile non condividerli con voi. Infatti, sappiamo dentro di noi, che e' grazie a voi, a quest'attenzione specialissima che ci donate e che attraversa lo spazio per raggiungerci che viviamo queste piccole gioie nel quotidiano.

Grazie vi vogliamo bene!

I vostri bambini della Crèche di Betlemme

martedì 23 ottobre 2012

Haya

Io sono la gemellina, mi chiamo Haya sono nata il 14 Novembre 2012, sono tanto piccola ma riesco a prendere il biberone cosi' col tempo anch’io diventero' grande come tutti i miei compagni. Il mio fratellino e' arrivato ieri dall'Ospedale. Qui tutti mi coccolano e mi vogliono bene.

lunedì 22 ottobre 2012

Hani

Io sono il gemellino Hani, sono nato il 14 Novembre 2012. sono tanto piccolo ma riesco a prendere il biberone cosi' col tempo anch’io diventero' grande come tutti i miei compagni. Qui tutti mi coccolano e mi vogliono bene.

sabato 20 ottobre 2012

Ben arrivati, gemellini!

« Il regno dei cieli si può paragonare a un granellino di senapa, che un uomo prende e semina nel suo campo. Esso è il più piccolo di tutti i semi ma, una volta cresciuto, è più grande degli altri legumi e diventa un albero, tanto che vengono gli uccelli del cielo e si annidano fra i suoi rami. » (Matteo 13,31-32) 

Anche il nostro viaggio in Terrasanta e' come quel granellino di senapa: un seme piantato con amore che col tempo e' cresciuto, e' diventato un albero e ora offre riparo a creature bisognose di un riparo.

Benvenuti tra noi, cari gemellini!

lunedì 17 settembre 2012

Un impegno importante


Monterosso, festa di San Gregorio Barbarigo. Questa sera, al termine della cena con gli amici del gruppo della Terrasanta, ci siamo presi un impegno importante: adottare due bambini della Creche, un maschio ed una femminuccia, fino all'età di sei anni, ossia fino a quando non usciranno dall'Istituto religioso per cominciare un nuovo iter di affido presso altri centri statali. Un'esperienza che qualcuno di noi aveva già intrapreso singolarmente, ma che è bello poter ripercorrere ed estendere a livello di gruppo, per sentirsi ancora e sempre di più una sola grande famiglia.

 PS: il Santo ha benedetto la nostra scelta. Da anni nessuno ricordava una giornata di sole e temperature estive in occasione della processione tra le vie del quartiere!

lunedì 30 aprile 2012

Non abbiamo che i nostri sorrisi


Nel mese di Gennaio, come tutti gli anni dai giorni del pellegrinaggio, abbiamo inviato una somma in denaro - 1,470 euro - a Sour Sophie e alle altre Figlie della Carita' di San Vincenzo, per un aiuto concreto alla gestione dell'orfanotrofio. Poche settimane dopo ci e' giunto un messaggio di ringraziamento da parte della piccola comunita' di Betlemme e la notizia che il 2 Febbraio e' stata celebrata una messa presso la Grotta della Nativita' per le intenzioni del nostro gruppo di amici pellegrini. Pubblico integralmente il messaggio qui sotto. Di seguito, riporto un aneddoto personale che credo spieghi bene, al di la' delle povere parole con cui lo descrivo, quale sia il legame di reciproco affetto e riconoscenza che c'e' tra noi e la Creche.

***

Carissimi amici, 

Non siamo altro che dei bambini che non sanno scrivere e non posseggono ancora le lingue ma noi possiamo lo stesso esprimervi tutta la nostra riconoscenza per tutto cio' che fate per noi, perche' il linguaggio del cuore e dell'AMORE e' universale!
D'altronde non e' questo il messaggio sempre attuale che un piccolo bambino, nato come noi a Betlemme duemila anni fa, e' venuto ad offrire al mondo?
Non abbiamo che i nostri sorrisi, i nostri mormorii di neonati, le nostre risatine, le nostre marachelle, le nostre tristezze, le nostre gioie, i nostri pianti di bambini e soprattutto tutto il nostro affetto da offrirvi in ringraziamento del vostro amore per noi che, anche se e' a distanza, ci tocca molto e ci rende felici. 
Allora tutti insieme vi canticchiamo un caloroso grazie per la vostra attenzione e il vostro amore che ci permette di vivere giorni felici in questo piccolo angolo di cielo che e' per noi la creche!
E soprattutto non dimenticateci mai! 

I bambini della Creche di Betlemme

***

Il 2 Febbraio, il giorno in cui e' stata celebrata la "nostra" messa presso la Grotta della Nativita', ero ancora in sala di rianimazione, dopo la delicata operazione chirurgica a cuore aperto subita il giorno prima. Ripresi conoscenza attorno alle tre del mattino, anche se di quei momenti non ho un ricordo molto nitido. So solo che non ero attaccato ad un respiratore (respiravo per conto mio), non provavo ne' angoscia ne' particolari dolori e la cosa mi fece sentire incredibilmente sollevato.                        

Eppure, avevo trascorso mesi e mesi prima dell'intervento tra ansie e paure di come sarebbe stato il risveglio da intubato in terapia intensiva. Una fissa, un punto debole a cui la mia testa andava e tornava continuamente, cercando di immaginare per poter poi meglio sopportare... Ma in effetti non c'era modo di farsi coraggio, perche' quel momento, ineluttabile, mi appariva sempre al di sopra delle mie possibilita'.

Laddove non sono arrivate le mie forze e' arrivata, invece, la preghiera silenziosa, amorevole e vicina della comunita' di Betlemme ed e' stato cosi' che una delle intenzioni degli amici di Don Luciano e' stata ascoltata, raccolta ed esaudita. E non c'e' ragione di dubitare che sia stata l'unica.

sabato 26 marzo 2011

Sempre al vostro fianco


Anche questo Natale, per il terzo anno consecutivo, il gruppo amici di Don Luciano e' stato ben lieto di raccogliere un'offerta libera in denaro da inviare alla Compagnia delle Figlie della Carita' di Betlemme, con l'intento di contribuire alle tante loro necessità quotidiane. Alla fine la somma raccolta e spedita e' stata di 1.350 euro. Sia benedetta la generosita' del Monterosso!

Questa e' la risposta che ci hanno prontamente inviato le suore (la risposta risale al 31 gennaio scorso), allegando la fotografia dei bambini della creche che vedete qui sopra. Ammetto che non ho saputo resistere alla tentazione di pubblicarla, tanto era bella! Chi scrive e' una collaboratrice della Creche di nome Francesca:

Carissimi amici della Crechè,

Vi scrivo a nome di Suor Sophie per comunicarvi che purtroppo Suor Maria ha terminato la sua missione qui a Betlemme ed è tornata in Italia. Nei prossimi mesi assisterò Suor Sophie nel mantenere i contatti con i benefattori italiani, e nel farvi pervenire tutte le informazioni sui bambini e sulla situazione a Beltemme.

Suor Sophie vi ringrazia di cuore per quello che state facendo per i piccoli bambini della Crechè e per la somma di denaro che avete stanziato per sostenerli nelle quotidiane necessità!
La situazione politica al momento qui a Betlemme sembra tranquilla anche se seguiamo con apprensione le vicende drammatiche che hanno colpito il vicino Egitto e la Tunisia, nella speranza che si arrivi ad una conclusione rapida e che si fermi questo ennesimo e tragico spargimento di sangue.

A nome dei nostri bambini vi ringraziamo ancora di cuore per l'affetto e l'aiuto che ci donate, raccomandando a Dio voi e le vostre famiglie!


Un caro abbraccio,

Un paio di giorni dopo, nella Grotta della Nativita', e' stata celebrata una messa di ringraziamento secondo le intenzioni degli amici e dei loro familiari. Vi pensiamo!

mercoledì 9 febbraio 2011

Miei cari pellegrini, sarete il mio presente

Cari pellegrini,

Miei cari pellegrini,

Quando sono partito da Monterosso mi è stato chiesto di scrivere qualcosa per questo blog (e non finirò di ringraziare chi lo ha fatto e lo cura...); ma era troppo presto per scrivere. Ora sono passati alcuni mesi, un Natale di mezzo e molte cose si sono “normalizzate”. Ora è il momento di dirvi quanto sia stato per me importante quel viaggio.

Avevo sempre tenuto nel cuore l'idea della Terrasanta dopo che all'età di 22 anni fui invitato da un gruppo di persone un po' come noi, nel mio primo viaggio. Come molti di voi hanno detto: il primo rimane speciale. Ebbene io vi dico che anche il secondo resta speciale. Oggi forse anche più del primo. Come un innamoramento da ragazzo e come la donna della tua vita. L'uno e l'altro amore non sono mai e poi mai confrontabili, entrambi incredibili. Mi ero sempre detto che avrei fatto il pellegrinaggio in Terrasanta quando fossi stato in procinto di lasciare la parrocchia di Monterosso. Più o meno è stato così. Mi sembrava potesse essere il culmine di un cammino. Così è stato.

Ma non è stato il viaggio di addio. Per nulla. Perchè a distanza di tanto tempo io ancora non riesco a dire addio. Non riesco a dimenticare Monterosso e a dimenticare ognuno di voi. Non riesco a dirmi: ok, giriamo pagina. Anzi. Qui mi trovo bene. Mi trovo bene a scuola e nella nuova parrocchia ma tutto quanto ho vissuto a Monterosso resterà per sempre una cosa unica nella mia vita.

Saranno parole retoriche ma credetemi, non le dico a cuor leggero. Tutti voi, uno per uno avete vissuto con me momenti diversi anche particolari della vostra vita permettendomi di esservi accanto in cose enormi. Questo rende il mio passato un eterno presente. Sarete il mio presente.

Vi ringrazio del bene che mi avete concesso nonostante i miei tanti limiti ed errori.
Adesso mi fermo perchè ho il cuore troppo gonfio e non vorrei che scoppiasse.

Vi abbraccio teneramente.

Vostro don Luciano

venerdì 9 luglio 2010

Siete stati i miei angeli custodi


E' vero, siete stati i miei angeli custodi. Ho sempre pensato che fosse stato Gesu' a volere che io andassi nella sua terra. Voleva che io facessi pace con suo Padre e trovassi una risposta alle tante domande che negli ultimi anni mi affollavano la mente. Voleva chiarirmi tanti perche'. Perche' questo fosse possibile, si e' messo nei panni di ciascuno di voi: i miei amici.

E' stata una bella esperienza, un viaggio, anche spirituale, per me molto significativo. In principio, credo che la voglia di prendervi parte sia stata determinata dal bisogno di prendermi una vacanza; poi, successivamente, partecipando ai primi incontri con Don Luciano, ho sentito che c'era qualcosa di piu' che mi voleva laggiu'.

Nel gruppo, mi sono sentita da subito circondata da tanto amore. Potra' sembrare strano, ma ero tanto serena e tranquilla che neppure mi sfiorava il pensiero di incontrare ostacoli che i miei "angeli" non mi aiutassero a superare. Sono persino riuscita a visitare la cripta del Santo Sepolcro con alcuni miei compagni, dove la carrozzina e' entrata proprio di misura. Non mi sono mai preoccupata che qualche gradino potesse farci inciampare. Mai avuto paura di cadere o che la carrozzina potesse rompersi, oppure - semplicemente - di forare.

Certo che laggiu' ti rendi veramente conto di camminare nella Terra di Dio. In uno degli incontri di preparazione al viaggio, Don Luciano ha distribuito a ciascuno di noi, casualmente, dei brani di Vanegelo, cosi' che potessimo commentarli sul posto. A me e' toccato in brano "Tiberiade, prima moltiplicazione dei pani". Una volta giunti con il battello nel bel mezzo del lago di Tiberiade, a motori spenti, con un silenzio rotto solo dalla voce di Don Luciano, impegnato nella lettura di quel miracoloso racconto, ho vissuto un momento molto intenso e particolare. Ho cercato di fare il mio commento, parlando della moltiplicazione della gioia nella mia vita e della rete di amicizie che ho scoperto attorno a me. Amicizie che mi hanno aiutata a ritrovare la forza di iniziare una nuova vita, lontano dalla paura di essere da sola con le mie stampelle. Amici che in me non vedono solo una persona disabile. Ora so che saranno proprio quelle stampelle a tenere lontano le persone che hanno paura e che non vogliono accettarmi per quella che sono. I veri amici, come quelli incontrati in questo viaggio, sono vicino a me, pronti ad aiutarmi nelle difficolta'.

Un altro momento importante per me e' stato riconfermare le promesse battesimali nel Giordano. Ma mi fermo qui, perche' ognuno di noi, avra' vissuto nel proprio intimo momenti particolari, diversi l'uno dall'altro. Momenti che hanno comunque fatto si' che questo viaggio si trasformasse per tutti in qualcosa di davvero speciale.

Manu

mercoledì 23 giugno 2010

Il pellegrinaggio di Manu

Quello partito dall’oratorio di Monterosso era un gruppo molto eterogeneo, per età, esperienze, scopi e aspettative personali. Potremmo raccontare il pellegrinaggio di ciascuno, sarebbe bellissimo, ma abbiamo deciso di raccontarvene uno davvero speciale, quello di Manuela, anzi Manu (ormai tutti la conoscono col suo diminutivo), affetta da una malattia che indebolisce le gambe e che la costringe a camminare con le stampelle e a muoversi su una sedia a rotelle. Vi potrà sembrere una scelta strana la sua: chiunque l'abbia visitata sa che la Terra Santa non è luogo accogliente per chi deve ricorrere a questi ausilii. Del resto, non sono tanti i luoghi al mondo attrezzati per persone con difficoltà motorie. L'Italia, come noto, non brilla da questo punto di vista: solo in questi ultimi anni avvertiamo una maggiore consapevolezza del problema e, sebbene si comincino a compiere i primi timidi passi nella giusta direzione, c'è ancora moltissimo da fare!

Di qui, la scelta di raccontare il suo pellegrinaggio, partendo proprio dall'errato preconcetto che le difficoltà motorie possano impedire di vivere nel migliore dei modi un'esperienza di questo tipo. La storia, nella sua bellezza, la conoscete già, perchè è nascosta tra le righe dei post di questo blog; ci limiteremo a ripercorrere quei passi attraverso alcuni significativi scatti fotografici.  


Il cammino - La sovraesposizione di luce ha trasformato Beppe in una specie di angelo custode di Manu, ruolo che in realtà abbiamo rivestito a turno un pò tutti, dietro quella carrozzina. La Terra Santa è tutta un sali e scendi, fra mille e mille scalini: ma dove sta il problema, se hai sempre accanto sei forti braccia che ti aiutano a oltrepassare ogni ostacolo? Il problema, semmai, tra noi, è stato un altro: a chi spetta, questa volta, l'onore di far da cavaliere a sì gentil donzella?


I luoghi di Gesù - Ripercorrere i passi di Gesù non è affatto semplice. Non lo era un tempo, quando uomini e donne compivano i pellegrinaggi verso Gerusalemme a piedi o a dorso d’animale. Non lo e' neppure oggi, per altri versi, nonostante tutti i confort offerti dai viaggi organizzati moderni (autobus con aria condizionata, in testa!). Se poi non si puo' contare sulla forza delle gambe, la Palestina a prima vista deve apparire un incubo. In realta', questo viaggio ci ha insegnato che una meta e' più o meno accessibile, a seconda dell'aiuto di cui possiamo disporre. Tutto il mondo può essere a portata di mano, così come, invece, salire a bordo di un autobus o un treno, o visitare il museo della propria città può costituire una missione impossibile. Il segreto per tutti noi è stato fare gruppo, ricordate il motto dei tre moschettieri? Un viaggio vissuto in questo modo, oltretutto, regala emozioni e senso di appagamento. Una semplice verita', che non vale solo in vacanza.


La preghiera - Questo scatto ci ricorda il momento di preparazione al battesimo in riva al Giordano. Quel giorno tutti lo abbiamo ricevuto, prete compreso: come dimenticare l'entrata goffa e irruenta tra le acque del fiume da parte del nostro Biste-Giamburrasca? Se il battesimo è un momento di passaggio, quello di Manuela è avvenuto durante la traversata in barca sul lago di Tiberiade. Ricordo l'accorato discorso di Manuela: pochi minuti, durante i quali, tra la commozione generale, abbiamo visto sparire quel velo di malinconia che contrastava nettamente con la forza d’animo dimostrata a tutti in ogni occasione. Da allora, non l’abbiamo mai più vista triste. 


La condivisione - Col tempo, molte cose cambiano: c'è chi ha lasciato la città, trasferendosi a Milano e anche il nostro Don, tra poco, lascerà la parrocchia (ma non andrà abbastanza lontano per liberarsi di noi!). Nonostante questo, riusciamo ancora a trovarci la domenica a messa e basta un canto, per sentire un brivido. Tutto torna alla memoria... E' difficile spiegare cosa ha reso così speciale questo viaggio, vogliamo chiamarla amicizia? Anche per Manu le cose sono cambiate, eccome: Monterosso l'ha adottata come membro onorario della sua comunita' e recentemente è stata nominata vice-presidente della sezione locale della UILDM, un’associazione che, come noto, si occupa di disabilita'. Chi trova un amico...


Il Divertimento - Si, perché il nostro pellegrinaggio è stato preghiera, raccoglimento, meditazione ma, alla fine, ci siamo pure divertiti! Soprattutto in occasione dei bagni nel Mar Morto, conosciuto per le proprietà terapeutiche delle sue acque e dei suoi fanghi, nonché per l’inusuale spinta che impedisce a tutti di andare a fondo. Ne abbiamo la prova: anche il nostro Don rimaneva a galla! In questo scatto da sirenetta, Manu si gode sole e mare in compagnia della nostra Tina: un relax da fare invidia.

Manu, lascia un commento e di' un po' la tua: come hai visto tu questa esperienza del pellegrinaggio in Terra Santa? A presto...

sabato 6 febbraio 2010

Le stelle di Betlemme

Carissimi amici, 

Mi e' tanto caro ringraziarvi per il vostro dono, tanto gradito. Voi avete fatto prova di una grande bonta' a riguardo dei nostri piccoli bambini, "Stelle di Betlemme". 


Accogliere questi piccoli essere abbandonati, privati dei loro diritti i piu' legittimi qual e' l'amore di un papa' e di una mamma e' il nostro grande e doveroso impegno. Ogni storia porta in loro delle cicatrici indelebili di sofferenze e di privazioni. La storia di una nascita d'amore per alcuni e la storia di sangue per altri. 

Questi neonati nati fragili fin da l'espulsione del dolce calore del seno materno si vedono immediatamente abbandonati come un oggetto. 

Carissimi amici, vi siete voluti piegare su questi piccoli esseri con tanto amore, con un cuore grande e generoso al di la' di tutte le sofferenze; avete prestato l'orecchio alle pulsazioni del cuore, della vita che batte per tutti senza distinzioni di razze e di religioni. 

A suo turno il Cristo vi apre le sue grandi braccia per esprimervi il suo amore: 'Chiunque accoglie un piccolo bambino nel mio nome e' me che accoglie; colui che e' il piu' piccolo tra voi tutti e' il piu' grande' (Luca 9-48). 

Con Amicizia e gratitudine. 

Aff.ma Suor Sophie 
Figlia della Carita'

lunedì 1 febbraio 2010

Con l'Orfanotrofio nel cuore

Nel recente viaggio in Terra Santa (8-15 Maggio 2009), Benedetto XVI ha visitato Betlemme e davanti ad un campo di rifugiati ha detto: "I muri si costruiscono facilmente, ma non durano per sempre". Parole intessute di una profonda saggezza e che avranno certamente rinfrancato e infuso speranza negli animi dei tanti missionari e volontari laici, che da anni operano in Palestina, al servizio della popolazione locale, negli ospedali, nelle scuole, ovunque - in definitiva - ci sia bisogno di solidarita' e assistenza.

Nel pellegrinaggio del 18-25 Aprile 2008, noi, pellegrini di Terra Santa del Monterosso, abbiamo avuto modo di conoscerne alcuni, anzi alcune, davvero molto speciali: per via del pernottamento presso la Saint Vincent Guesthouse, una casa-albergo, molto curata ed accogliente, gestita da suore della Compagnia delle Figlie della Carita' - abbiamo incontrato suor Maria, missionaria originaria di Padova, capace di tenerci incollati alle sedie per una serata intera con i racconti drammatici, ma pieni di umanita', della sua Betlemme e sour Sophie, figura carismatica, madre e responsabile dell'intera struttura. Queste relazioni, brevi ma intense e, soprattutto, l'esperienza diretta vissuta presso la "Crèche", l'Orfanotrofio annesso alla Guesthouse, una struttura che ospita circa 120 bambini - forse l’unico punto di riferimento per le donne in difficoltà che esiste nell'area - sono state tra i momenti piu' significativi di tutto il viaggio.

Il peso che grava sulle spalle di queste suore e' assai gravoso. In una lettera dello scorso Febbraio, Suor Maria e Sour Sophie ci informavano che la situazione attorno a Betlemme, purtroppo - continua a peggiorare. I severi controlli militari e la tragica espansione del muro calpestano con umiliante sistematicita' i diritti fondamentali della popolazione, rendendo la vita miserabile e le prospettive oscure. Una condizione di disperazione che contribuisce ad acuire il fenomeno dell'abbandono dei neonati, specialmente quelli affetti da problemi fisici.

Nonostante tutto, pur tra mille difficolta', qualcosa si muove. Anche grazie ai fondi raccolti nella nostra comunita' di Monterosso lo scorso anno (circa 1200 euro) e, piu' in generale, alle donazioni del sostegno a distanza favorite da associazioni e parrocchie gemellate con la "Crèche", le suore della Compagnia delle Figlie della Carita' hanno recentemente portato a termine alcuni lavori di espansione della nursery. Un piccolo ponte costruito per la pace, come direbbe padre Pater Ernst Schnydrig, fondatore del vicino Caritas Baby Hospital (altro luogo simbolo visitato dal Papa).

Anche quest'anno, per Natale, i pellegrini del Monterosso non hanno voluto far mancare il loro sostegno alle suore di Betlemme: abbiamo raccolto e spedito a Sour Sophie una somma di 1510 Euro. Un piccolo contributo, messo nelle mani operose di persone preziose e straordinarie, da parte di chi non potra' dimenticare mai il sorriso tenero e innocente di quei bambini.

giovedì 5 febbraio 2009

Carissimo Don Luciano...

Carissimo Don Luciano ed amici benefattori tutti,

Il vostro gesto e' grande, il vostro sostegno e' confortante perche' ci rinforza nelle nostre azioni di tutti i giorni. Grazie dal profondo del cuore.

Tutto il lavoro sociale che la Creche arriva a costruire presso i bambini o presso le famiglie bisognose, non si potrebbe fare senza un aiuto eccezionale.

Quante volte i bambini ci fanno riscoprire la bellezza della natura, sovente nascosta ai nostri occhi.

La nostra Creche e la nostra scuola materna ha per vocazione di portare movimento, risveglio e armonia perche' i nostri piccoli protetti possano crescere in modo che da lenire il trauma subito antecedentemente.

La situazione nel territorio occupato continua a peggiorare.

I severi controlli militari continuano ad umiliare la popolazione. Il muro si allunga sempre di piu' il popolo e' umiliato dei suoi diritti piu' fondamentali. Come vivere degnamente senza sicurezza, senza un progetto, senza un futuro? Fino a quando questa situazione miserabile continua a distruggere le famiglie?

Il totale di disoccupazione e' del 70%. La citta' di Betlemme vive ogni giorno un avvenire oscuro, ma noi dobbiamo continuare il nostro lavoro di accoglienza, di sicurezza e di amore presso i nostri piccoli. Grazie per l’amore che offrite a questi bambini; per la vostra amicizia che costruisce l’anima di questa opera.

Con sincera amicizia,

Suor Sophie e Suor Maria,
Figlie della Carita'

domenica 1 febbraio 2009

Un Natale di solidarieta'


Lo scorso Natale, accanto al grande presepio preparato dal Gruppo Tempo Libero, c'era un grande cartellone, pieno di fotografie e ricordi dell'incontro avvenuto con Sœur Sophie e i bambini dell'orfanotrofio. Ai piedi del cartellone, una cassetta per le offerte da destinare alle suore e, soprattutto, ai loro piccoli e sfortunati ospiti.

In pochi giorni sono stati raccolti e, quindi, spediti 1,200 euro.

Nel post che segue, trovate la lettera ricevuta da Suor Sophie e Suor Maria, giunta alla fine di Gennaio a Don Luciano, per ringraziare i pellegrini e la comunita' tutta del sostegno ricevuto.

Oltre a questa lettera, le suore hanno fatto celebrare una messa per tutti i benefattori alla Grotta della Nativita' di Betlemme il giorno 5 Febbraio 2009.

venerdì 25 aprile 2008

Back to Italy

Sveglia prima dell’alba (alle 4:30), stavolta siamo io e Manu ad arrivare in ritardo in pullmann. Le partenze non mi sono mai piaciute, figuriamoci questa, dopo una settimana tanto particolare e intensa! E poi ho dormito meno di quattro ore. Ieri sera, all'alba di mezzanotte, infatti, Tina s'e' accorta di aver smarrito i biglietti aerei di ritorno per se' e Roberta e chiaramente s'e' fatta prendere dall'agitazione. Davanti a lei, in quel momento, c'eravamo io e il Don e ce n'e' voluta per rassicurarla e convincerla ad andarsene a letto tranquilla, che tanto una soluzione l'avremmo trovata. E giusto per portarci avanti, abbiamo chiamato la sciura dell'agenzia viaggi di Bergamo, che gentilmente ci ha consigliato sul da farsi.

Arrivati in aereoporto, sono scattate le ultime foto di rito. Un paio pure con il buon Ahmad (da pronunciarsi con la "h" catarrosa: se avete dubbi chiedete a Biste, che ha sviluppato un certo orecchio per la fonetica araba), che nel corso della settimana si e' rivelato essere persona di grande sensibilita' e gentilezza d'animo. Un esempio - ma chissa' quanti altri ce ne sono in giro per la Palestina - di musulmano che lavora a fianco di guide israeliane e al servizio del turismo religioso cristiano con grande serieta' e rispetto. Purtroppo, al telegiornale questo tipo di storie non fanno notizia.

Cerchiamo la zona del check-in (particolarmente severo ed elaborato!) e scopriamo che il volo e' stato posticipato di due ore: in pratica, abbiamo la bellezza di cinque ore davanti, da ammazzare in qualche modo. Sbrigate le pratiche per l'imbarco, prendiamo possesso delle comode poltrone della grande sala d'aspetto (quella con al centro la fontata-sciaquone) e cerchiamo di dormicchiare un po'. Qualcuno propone uno spuntino da zio Mc, altri sfogliano le guide turisticche che avrebbero voluto leggere strada facendo, mentre qualcun altro si avventura per negozi, non pago della grande incetta di sali, creme e crocefissi dei giorni scorsi.

Scambio le ultime chiacchiere con Luciano e scopro che, oltre alla passione per i pacchetti software di elaborazione delle immagini, abbiamo in comune un bel po' di esperienze nello stesso ambito lavorativo. Per poco non ci siamo incontrati sul campo. Da una parte, quasi mi stupisco del fatto che dietro questi pellegrini ci siano persone della vita reale; dall'altra, mi accorgo che l'incanto del viaggio, ormai, e' finito. Siamo proprio scesi da quel pullmann. Di piu'. L'aereoporto, contrariamente alla sua naturale funzione, sembra averci riportato un po' tutti coi piedi per terra.

A Brescia, questa sensazione e' ancora piu' netta; tuttavia, c'e' in molti di noi c'e' ancora tanta voglia di scherzare e di gustarsi le ultime battute di un coro ormai affiatato.

Arriviamo a Monterosso. Baci e abbracci fra tutti, con la solenne promessa di rivederci presto. Nel cuore, ho un grande senso di pace e gratitudine. E tanta, tanta voglia di raccontare...

giovedì 24 aprile 2008

Ultima messa

Ci prepariamo a celebrare l'ultima messa in Terra Santa nella bella terrazza dell'hotel. Bello. Abbiamo visitato decine fra basiliche, cappelle votive e santuari, macinando chilometri dal nord al sud del paese, eppure c'e' sempre una chiesa ancora da visitare, dentro cui fare festa e quella chiesa siamo noi. Il pellegrinaggio, da questo punto di vista, non finisce mai, anche se l'emozione e la tensione che si respira nell'aria, sembra dirci il contrario.

Questa sera s'e' levato un vento freddo. Scendo a prendermi una maglia, mentre le donne preparano con cura l'altare, utilizzando una tovaglia bianca e dei fiori presi a prestito da due o tre camere. Il Don predispone le particole dentro ad un piccolo calice, che deve pesare come il piombo, visto che e' l'unico oggetto che sembra non avere alcuna intenzione di volare via. Il nostro andirivieni finisce con lo scoraggiare il gruppo di francesi che si era riunito nella stanza che da sulla terrazza. Ne approfittiamo per occupare anche quella e sistemare le candele, che non possono rimanere accese con quest'aria gelida. Le infiliano ordinate una vicina all'altra dentro cocci di ceramica, formando il disegno di una croce. Quando tutto e' pronto, spegniamo la luce della stanza e accendiamo le nostre "lampade"; quindi, seguiamo il Don il processione cantando e prendiamo posto in terrazza. Di fronte a noi, il dolce scintillio delle luci di Betlemme.

Le candele rimangono accese per poco, qualcuno difende strenuamente la piccola fiamma. Nel tentativo di riaccendere la mia, impiastro di cera le mani di Manuela e il pavimento sotto le nostre sedie, scoprendo tra l'altro che non si tratta di normale cera, bensì di una cera fatta di olio profumato, molto difficile da rimuovere! Un disastro. La messa si dipana tra canti e preghiere, leggiamo diversi brani del vangelo, in vari punti della celebrazione, per dare modo a chi manca di fare la propria riflessione.

A Biste tocca il brano della guarigione del cieco nato. Nel riflettere su questo brano, Luca spiega di essersi immedesimato con il cieco, che qui e' la figura piu’ importante. Un uomo pronto a riconoscere chi lo aiuta e a difendere il suo benefattore di fronte a quanti lo accusano. Sa rendere onore e sa anche ringraziare: "Cosi’ anch'io ringrazio voi ed in particolare Marina e Luciano, che nei momenti di buio hanno saputo donare luce alla mia vita". Chiude con una riflessione originale sul fango: Gesu' lo usa per guarire, Dio per creare l’uomo. Il Signore vede bellezza anche nelle cose piccole, umili. Marina, nel frattempo, ci propone una sua personale interpretazione del diluvio universale (leggi = lacrime a profusione).

A Beppe tocca il commento del brano dell'adultera. Lo colpisce la pacatezza di Gesu’, che, dopo aver scelto il bene a discapito delle regole scritte, rimane tranquillo di fronte alle provocazioni dei farisei. Com'e' difficile saper perdonare!

Giannina ha il brano che racconta l'incontro con Maria di Betania. Quanta emozione nella sua voce! Inizia parlando del coraggio di Maria, poi ringrazia tutti, dicendo: "Questo viaggio mi ha riempito dentro".

Bruno ci regala la sua riflessione sul brano della presentazione al tempio, dal quale coglie principalmente due aspetti. Il primo e’ quello della sacralita’ della vita: i figli non ci appartengono e devono percorrere liberamente la loro strada. L’altro ha a che fare con l'atteggiamento di Maria, descritto in piu' passi del Vangelo: "serbava tutte queste cose dentro di se". Anch’io, spiega Bruno, non sono abituato a manifestare i miei sentimenti e mi tengo dentro sensazioni e pensieri. Anche per questo, ieri, ho reagito alle vostre manifestazioni di entusiasmo, con un'uscita di segno opposto. Mi scuso ancora se, senza volerlo, ho offeso qualcuno.

A Roberto spetta il brano della buona samaritana. Parte spiritosamente facendoci notare che Gesu’ chiede dell'acqua con dei modi un po' bruschi. Poi, si fa serio e aggiunge che Gesu' non era li’ per caso, cosi' come non e' una caso che questo brano sia arrivato nelle sue mani. Mi stupisco, continua Roberto, del fatto che la donna accetti subito il dialogo con il Signore: nonostante che ci separino 2000 anni di storia e civilta', mi sento piu’ ottuso di lei! Avrei accolto anch’io il Signore in modo cosi' pronto? Se non lo facessi, perderei tanto. Vorrei saper essere come lei, che non si vergogna della sua condizione di peccatrice e corre al villaggio per annunciare a tutti le meraviglie compiute dal messia.

"Un gesto bello e’ un gesto buono". Queste le parole del Don, prima di compierne uno davvero particolare che ha il profumo della consacrazione. E "profumo" è il termine più appropriato, poichè, passando da ciascuno, ci unge le mani con olio profumato, chiamandoci per nome. Ed è emozionante sentirsi chiamare per nome, perche' richiama quel passo del vangelo della resurrezione che mi aveva gia' fatto venire i brividi un paio di giorni fa. Alla Roby, la nostra super-chierichetta, il compito di ungere le mani del Don. Torneremo a casa profumati. Tutti.

Anche Don Luciano tira le fila del pellegrinaggio: le sue parole sembrano quasi una confessione. Nonostante gli incidenti di percorso, che non gli hanno permesso di preparare tutto quello che avrebbe voluto, il pellegrinaggio è stata l'esperienza che lui si era immaginato. Da tempo pensava a questo viaggio come il modo per salutare la sua comunità. Ma ora Dio ha scombinato di nuovo le carte e a lui, in fondo, sta bene cosi'. Anche questa è grazia di Dio, quell'aiuto nei momenti difficili di cui ci parlava Suor Lucia alla piscina probatica.

Le parole del Don ci incantano, una volta di piu'. Claudio e Luca gli manifestano apertamente la loro gratitudine per quanto ci ha saputo dare nell'arco di questi sette giorni di cammino spirituale comune. Se in questo pellegrinaggio abbiamo visto il volto di Cristo, e' perche' da qualche parte ce lo ha disegnato Don Luciano, con la sua mano ferma, con l'esempio concreto e le parole, con i canti e gli stimoli continui alla preghiera, alla meditazione delle scritture, con i gesti preparati con cura, prima della partenza e con la sua gioia traboccante di Gerusalemme. E' il pensiero di tutti e tutti gliene siamo infinitamente grati.

La serata sembra finita e invece il Don si ricorda che c'e' ancora un'ultima riflessione da sentire. Tocca a me il compito (gravoso, dopo gli attimi di perfetta armonia col gruppo vissuti dopo le parole del Don) di chiudere il giro con il commento al brano dell'incredulita' di San Tommaso. Tommaso... il discepolo al quale, crescendo, ho finito con l'assomigliare di piu', visto che faccio fatica a credere alle cose di cui non ho una chiara evidenza ("sono uomo di numeri..."). Il pellegrinaggio mi ha fatto, tuttavia, riscoprire - anche attraverso la sofferenza provata sul lago di Tiberiade - la bellezza delle verita' che sono scritte dentro il nostro cuore. Verita' ignorate, dimenticate o sconosciute all'uomo di oggi che e' tutto proiettato all'esterno, cioe' a cio' che per molti versi sta in superficie. Verita' da coltivare, per riuscire, un giorno, a salire quell'ultimo gradino che manca per avere completa fiducia in Dio.

Manu dice che dopo tanto volare alto, ci voleva qualcuno che riportasse tutti con i piedi per terra.Rompiamo le righe e il primo che mi avvicina e' Antonio, che, con fare complice e sogghignando, mi dice: allora non ero solo io, l'unico infiltrato qui dentro?!? Celebriamo con applausi le date importanti per ciascuno di noi: compleanni e anniversari (tra cui quello di Bruno e Luisa). Ma la festa piu' grande e' riservata a Suor Lucia: 25 anni di consacrazione non sono mica uno scherzo! Taglio della torta e bibite per tutti. Cosa si puo' volere di piu'?

L'orfanotrofio di Sœur Sophie

Tornati a Betlemme, le nostre richieste di extra-shopping vengono esaudite. Akmad ci accompagna in un negozio gestito da amici cristiani, il Good Shepherd's Store, che espone un vasto assortimento di merci, che variano tra il sacro e il profano (fanghi, cosmetica, etc...). I prezzi sono buoni e facciamo qualche affare sia dentro che fuori in cortile, dove ci inseguono i soliti venditori ambulanti. Due di questi si mettono anche a litigare (pure Dirce ne paga le spese), perchè uno dei due promette della mercanzia ad un prezzo troppo ribassato. Qui non si contratta sul prezzo del singolo pezzo, ma sulla quantita' di articoli che si puo' portare via per una certa somma: 10 euro, ad esempio, si possono comprare dalle 5 collane alle 7 o anche 8 collane. Naturalmente, tutto a quanto si e' abili nel trattare.

Una volta rientrati in Hotel, Sœur Sophie (la suora responsabile della casa in cui alloggiamo) ci fa una grande sorpresa: ci viene consentito di visitare l'orfanotrofio "La Creche", attiguo all'albergo (la struttura si trova vicino alla Eglise de l'Hòpital Francais de a Sainte Famille). La seguiamo fino all'uscio dove un piccolo mare di occhietti curiosi ci spiano in bell'ordine. Appena entrati, la suora inizia a spegarci come funziona l'orfanotrofio: accoglie bambini da 0 a 6 anni, abbandonati o in situazioni di forte disagio (violenze). Dopo i sei anni i bambini vengono affidati a strutture statali perchè possano studiare. Per ogni bambino che incontriamo, la suora ha una parola affettuosa e una carezza. Di ciascuno musetto, la suora racconta una storia terribile o triste, con la forza d'animo di chi ne ha viste tante e altrettante volte ne e' uscito fuori. Ci sono due bambini, fratello e sorellina, che sono arrivati perchè lasciati a vagare in mezzo alla strada dai genitori, erano stati picchiati e la bambina aveva subito violenza. Il maschietto ha più di sei anni, ma non vuole andare via per non lasciare la sorellina. Dovrà comunque passare alla nuova struttura statale entro settembre. I bambini, via via che passano i minuti, prendono confidenza e i più disinvolti si mettono a spingere Manu in giro per il corridoio. A turno, uno spinge e un altro si fa prendere in braccio. Si rompono gli indugi. Un gruppo di nanetti scalmanati rapisce Massimo, che ha il suo bel da fare per tenere testa ad un gioco da cortile. Nonno Luca racconta favole in bergamasco, mentre Silvia fa volteggiare una pupetta. In un attimo, ciascuno di noi ha un bambino in braccio o quantomeno e' impegnato a giocare con macchinine, palle e fotografie. Mi carico un bambinetto sulle spalle e me lo porto in giro a destra e manca, con grande invidia degli appiedati che mi seguono passo passo, invocando il loro turno (una faticaccia esagerata!). Il cavalluccio piace: ad un certo punto, Con Beppe, Massimo e altri formiamo un trenino che scatena grande ilarita' tra i nostri piccoli amici.

Manuela, Nicoletta, Marina e Biste, nel frattempo, seguono Sœur Sophie nel reparto dei bambini più piccoli. A turno, prendono fra le braccia una ranina tutta rossa di capelli, di tre settimane appena, con una storia raccapricciante alla spalle: la madre, violentata dal suocero, è stata ripudiata dal marito e lei è la creaturina che ne è nata. Dorme tutto il tempo, non fa un verso. Ed è così piccola... In un angolo, un bambino di tre giorni, con una selva di capelli nerissimi ed una gran voce, invoca due coccole e, credo, la pappa. Ha un grave difetto cardiaco, ci racconta Sœur Sophie, e difficilmente si riuscirà a farlo operare. Un altro bambino cerca di sollevarsi in una culla: ha lo sguardo un po' spento. E' uno di quei bambini che nascono da rapporti tra parenti stretti (da queste parti, abbastanza comuni) ed e' nato con un ritardo mentale. Ha uno splendido sorriso. Chiunque passi accanto alla culla successiva, rimane invece rimane stregato dagli occhioni grandi di una bambina di poco più grande, che studia con attenzione chiunque le si avvicini.

Tra i tanti bambini con cui faccio conoscenza, ce n'e' una che mi ha presa e non vuole lasciarmi piu'. Si tra una bambina paralitica, perchè rimasta troppo a lungo all'adiaccio, nella notte in cui venne abbandonata. Purtroppo, si e' fatto tardi e dobbiamo salutarli, per cui decido di regalarle la mia croce, quella che avevo al collo dal battersimo sul Giordano. E' una bella bambina, guarda la croce e la mostra alle sue amiche. Io mi allontano, assieme al resto del gruppo. Nello stesso edificio che abbiamo appena visitato, di fianco all'ingresso dell'orfanotrofio, troviamo il negozio di souvenir gestito dalle suore francesi. Siamo appena stati a far compere, ma non c'è nessuno che si tiri indietro: lo shopping e' sacro, soprattutto quando fare regali puo' essere di aiuto agli angioletti di Sœur Sophie.

Qumran e Mar Morto

Ed il settimo giorno, Dio si riposo'. E anche per la nostra comitiva, dopo sei giorni di peregrinazione e intense preghiere, giunge il momento del meritato riposo. La giornata sul Mar Morto e', infatti, pensata per soddisfare tutt'altro genere di gusti ed esigenze dello spirito: svago, sole, mare e l'immancabile shopping. Non per questo, tuttavia, cambiano le abitudini: sveglia alle sei e mezza, colazione abbondante e alle sette e mezza precise, tutti sul pullmann per la partenza. Durante il tragitto da Betlemme al Mar Morto, vediamo pian piano mutare il paesaggio fuori dai finestrini, fino a che non diventa completamente brullo. Stiamo attraversando un deserto. La guida ci indica alcune dune sulle quali è indicata l'altitudine rispetto al mare e ci da un dato interessante: siamo partiti passando per Gerusalemme, che si trova a +800 m s.l.m. e scenderemo sulle rive del Mar Morto, fino ad un livello di -400 m s.l.m. (la depressione piu' profonda del mondo), per un dislivello totale di 1200 m. Alcune dune mostrano strati di diversi colori, che indicano lo stratificarsi del sale nei diversi anni, perchè qui un tempo c'era il mare.

La nostra prima tappa e' Qumran, il sito archeologico nel quale sono stati rinvenuti i famosi "rotoli del mar morto". Furono scoperti nel 1947 da un pastore, dentro vasi di terracotta trovati per caso all'interno di una grotta. La leggenda vuole che questo pastore stesse cercando una capra che si era smarrita; gettando sassi qui e la', nella speranza di farla spaventare e quindi smuovere, senti' improvvisamente un ruomore sordo provenire da una buca nel terreno. Uno di questi sassi, infatti, aveva rotto un vaso nascosto all'interno di una cavita' nascosta e contenente decine di altri vasi e rotoli antichi. L'uomo, valutato che si trattava di pelle di capra arrotolata, li vendette ad un calzolaio, convinto che ne sarebbero venute fuori buone scarpe. Fortunatamente, i rotoli sono stati invece riconosciuti per quello che realmente erano e valevano: una delle piu' grandi scoperte archeologiche del secolo scorso. Vengono i brividi a pensare che i testi biblici ritrovati qui sono di mille anni piu' antichi di quelli che si ritenevano essere i piu' antichi mai arrivati ai giorni nostri. Emozina il fatto che mettendo a confronto versioni del testo biblico cosi' lontane fra loro nel tempo, gli studiosi non abbiano riscontrato praticamente alcuna significativa discrepanza. Oltre al Vecchio Testamento, vennero scoperte copie dei vangeli apocrifi.

Ma chi furono gli autori dei rotoli? Gli esseni, setta di asceti ebrei, che fondo' e visse a Qumran tra il secondo secolo ac e il I dc, quando (attorno al 68) fu dispersa per mano dei romani. Questi uomini (nessuna donna tra loro) sfuggivano alla decadenza della societa' ebrea del loro tempo, dimorando nel deserto. La loro vita era molto semplice: coltivavano lo stretto necessario per la sopravvivenza, studiavano e trascrivevano le sacre scritture e compivano rituali di purificazione, immergendosi piu' volte al giorno in grandi vasche d'acqua. E' incredibile come siano riusciti a costruire un sistema di canali capace di convogliare dentro al loro villaggio tutta la poca acqua che scorre giu' da queste aride montagne.

Torniamo sul pullmann, dopo aver fatto una buona scorta d'acqua. Col passare delle ore, il caldo e' sempre piu' opprimente. Raggiungiamo uno stabilimento balneario sulle rive del Mar Morto, dove ci aspetta un bel bagno... angosciante! La guida si premura di raccontarci nel dettaglio le cose terribili che succedono a chi si comporta male nelle acque del Mar Morto: perdita della vista, a causa di schizzi d'acqua negli occhi ("se succede, fatevi subito accompagnare da qualcuno fino alla doccia più vicina, che vi sarete premurati di individuare in anticipo"), l'irreparabile rovina della pelle del corpo, se si tiene per troppo tempo il fango addosso, etc. Forse, avendo intuito di aver seminato un po' troppa ansia dentro al gruppo ammutolito, la guida comincia a raccontarci le meraviglie di quest'acqua taumaturgica: la pelle si fa liscia e vellutata, i disturbi di circolazione sconfitti per sempre, i dolori articolari scompaiono, etc. Senza contare il divertimento unico di poter leggere il giornale comodamente seduti nell'acqua: si', perche' la salatissiam acqua del Mar Morto (la concentrazione di sali qui e' dieci volte quella della normale acqua di mare) sospinge il corpo verso l'alto e ci sembrera' di stare a galla senza fare un briciolo di fatica. Un po' confusi, ci avviamo verso la spiaggia. I piu' intrepidi si misurano subito con il terreno fangoso che c'e' a riva: difficile reggersi in piedi, ma GUAI a schizzare acqua! Oltrepassato l'ostacolo, i nostri eroi si immergono in acqua e, ridendo, confermano il miracolo del galleggiamento. Ebbene si', confermiamo che anche il Don galleggia! E anzi, dovreste vedere come ne e' soddisfatto. Il Roby va molto oltre e ci mostra come leggere il "giornale", comodamente seduti nell'acqua. L'ultima a fare il bagno è Manu, che decide di buttarsi dopo una rilassante pausa-fanghi. I nostri fotografi immortalano mostri di fango che emergono dai flutti entusiasti e beati per la pelle che si fa sempre più "lissia"! Si fa ora di pranzo e, a malincuore, facciamo ritorno al pullmann.

Al Temptation si mangia bene, ma si spende male: i prezzi sono salati come l'acqua del Mar Morto. Chiediamo al Don di prevedere un'ulteriore tappa-acquisti in quel di Betlemme. Il pullmann riparte e ci porta fino alle pendici del Monte delle Tentazioni, sul quale sta abbarbicato un monastero greco-ortodosso. La sua principale funzione, da quando e' nato, e' sempre stata quella di assistere e sostentare i monaci e gli asceti rintanati in preghiera nelle grotte presenti lungo tutto il costone della montagna.

Di Gerico, ultima tappa della nostra gita sul Mar Morto, purtroppo non so dirvi un gran che. Ricordo che ho fotografato dal pullmann un gran Sicomoro (quello di Zaccheo, ndr) e di aver ascoltato qualcosa a proposito degli strati della citta' antica (tel) che stanno rinvenendo dagli scavi archeologici di questi ultimi anni. I 42 bollenti gradi di temperatura esterna mi hanno stordito: la palpebra cala e resta chiusa fino al rientro a Betlemme.

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