sabato 19 aprile 2008

Cana

La seconda e ultima tappa del pomeriggio e' Cana (Kafr Kana). Raggiungiamo il sito su cui sorge la chiesa franscescana costruita in prossimita' del luogo dove si ritiene che sia avvenuto il famoso miracolo dell'acqua trasformata in vino. Vi si conservano delle antiche giare, simili a quelle utilizzate ai tempi di Gesu'.

Al nostro arrivo troviamo alcuni frati alle prese con le pulizie di primavera: stanno lavando con grande profusione di acqua la pavimentazione del cortile interno. La cosa mi colpisce: in questo luogo il vino scarseggia, ma per il resto... Sara' un segno? Chissa’ se anche gli altri miei compagni di viaggio ci avranno pensato. Il Don si fa avanti e chiede di interrompere le operazioni, in modo che possiamo passare e sistemarci sotto una tettoia dove troviamo sedie e pace per meditare il Vangelo delle famose nozze.

E' anche il momento di ripensare a questa prima giornata di pellegrinaggio e di leggere i "segni" ricevuti sul nostro cammino. Qualcuno parla estasiato delle suggestioni del Monte Tabor. Ma il momento piu' emozionante della giornata, per me, arriva quando all'improvviso interviene Stefania e, tra le lacrime, ci confessa la felicita' provata oggi per il fatto di ritrovarsi accanto un marito che la sostiene in questo momento di difficolta', legato all'infermita' della madre. Si sciolgono le lingue e i cuori. Intervengono anche Biste e Marina, che parlano della loro fatica quotidiana di persone giovani, alla ricerca del senso del loro vivere. Il tema dei segni mi affascina e provo a raccontare quanto ho colto io: siamo entrati nel cortile trovando tanta acqua, semplice e senza valore e ne usciamo dopo aver "gustato" il vino buono dei nostri racconti. Le emozioni che credevo di trovare per le strade del pellegrinaggio arrivano piuttosto dalle persone che mi stanno accanto e che a mala pena conosco. Straordinario! D'altronde e' un peccato che quei luogni siano stati "rovinati" dalle citta' e dal turismo che vi sono cresciuti attorno. Duemila anni fa sicuramente facevano tutt'altro effetto!

Mi viene in mente, per analogia, il fatto che nelle nostre citta', per via delle luci dei neon, di notte non vediamo piu' il cielo stellato. Come sarebbe diverso il mondo se potessimo contemplare ogni sera l'infinita' dello spazio... Vabbe', e' ora di tornare. Bruno mi avvicina per dirmi che prima, sotto il portico, gli ho tolto le parole di bocca. Fotografo un irriverente insegna appesa sul frontespizio del negozio antistante la chiesa: raffigura il miracolo delle nozze, utilizzato per pubblicizzare il vino locale. Davvero di pessimo gusto. Quanto si arrabbierebbero i palestinesi, tra l'altro, se un ebreo o un cristiano sfruttasse qualche passo del Corano per fare pubblicita' ad un loro prodotto? Poi, pero', penso che tutto il mondo e' paese, in Italia preghiamo i Santi per vincere al totocalcio...

Tornati al kibbutz, si fa ora di cena. In coda al self service, troviamo una compagnia di indiani, con qualcuno facciamo anche amicizia. Almeno una cinquantina persone provenienti dalla provincia di Kerala. Quattro sacerdoti al seguito, piu' un paio di suore. Sono cosi' numerosi che ci "relegano" nei tavolini di fuori. Al nostro tavolo, con Nicoletta e Massimo si scherza e si parla di bellezze locali (le israeliane che servono al bancone) e nostrane (apriti cielo quando passa Carolina, la toscana conosciuta sull'aereo, che mi saluta gentilmente... un altro saluto cosi' e con Manu sono guai!). La discussione si allarga: ad un certo punto sono tutti al nostro tavolo, per dire la loro su moglie e marito. Un argomento che tiene sempre banco.

Chiudiamo la serata nel giardino retrostante l'ingresso dell'hotel. In cerchio, cantiamo una buona parte del repertorio musicale che ci siamo portati dietro. Un signore si ferma ad ascoltare. Gaia e’ l’aria stasera... Ma ora tutti a letto, che domani la sveglia e' prevista ancora per le 6:30. Sara' un'altra intensa giornata di pellegrinaggio.

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