lunedì 21 aprile 2008

Ein Karem

Finalmente, arriviamo a Gerusalemme. La prima tappa è Ein Kerem (Sorgente della Vigna), nella casa di Giovanni Battista. Fa un gran caldo, fuori dal pullmann la temperatura sfiora i quaranta gradi. Entriamo, attraverso un chiostro francescano, in una chiesa maiolicata di bianco ed azzurro: il santuario di Giovanni Battista che contiene la grotta nella quale si dice sia nato il profeta. Luogo della rivelazione: sulle pareti del chioestro, in molte lingue diverse, e' stato trascritto il bellissimo cantico di Zaccaria.

Quindi, saliamo una lunga scalinata che porta alla chiesa ortodossa, sorta nel luogo della visitazione di Maria alla cugina Elisabetta. Nel chiostro, trascritta in varie lingue, questa volta troviamo la preghiera del Magnificat. Celebriamo la messa verso le tre dentro una piccola e intima cappella. Registro sul mio quadernetto di appunti le “forche caudine” di Antonio (cosi' le definisce lui stesso), cioe' il momento in cui tocca a lui dire proporre una riflessione. Antonio ci presenta Giovanni come un ambasciatore umile di Cristo, che a sua volta viene al mondo, in mezzo agli uomoni, come Dio umile. Ci confessa che quella voce di uno che grida nel deserto guida ora anche lui, verso cose a cui fino ad ora non aveva dato molta importanza: "fino ad ora mi ero messo un po’ al di fuori della religione, andavo avanti con le mie idee. Ora mi metto in ascolto umile. Mi meraviglia il fatto che tante persone come voi riescano ad abbracciare la fede in modo cosi’ totale e partecipato. Ho picchiato la testa oppure anche io comincio a camminare sulla vostra stessa strada?". Il Don tradisce la sua emozione per il discorso di Antonio e ci racconta di un aneddoto successo poco prima del nostro arrivo in chiesa: una vecchietta sdentata, avvicinandosi all'altare, si prostra a terra e bacia il pavimento della chiesa, poi si tira su e gli chiede: padre, e’ cosi’ che si fa? Si, si e' cosi' che si fa, risponde Luciano. La bellezza dell'incontro con la fede in Cristo non ha regole, segue un percorso proprio, fatto anche di gesti spontanei.

Sono circa le cinque quando torniamo al pullmann, stanchi ma felici. Manca solo un ultimo tratto di strada fino alla meta finale di questa lunga giornata: Betlemme. Il pullman attraversa una zona moderna di Gerusalemme, caratterizzata da lunghi filari di case con le facciate rivestite di pietra bianca di Gerusalemme. Passiamo non lontani dallo stadio, che ha la particolarita' di essere aperto dal lato sud, nel senso che manca completamente di una curva. Curioso! Sui tetti delle case, sopra ogni singola abitazione, si notano istallazioni di pannelli solari per l'acqua calda: da queste parti la resa dev'essere effettivamente notevole. Comunque sia, sono un segno concreto della capacita' di questo popolo di adattarsi con razionalita' e successo ad un ambiente per molti versi ostile.

Ad un certo punto, in prossimita' del posto di blocco israeliano situato all'ingresso di Betlemme, Vittorio scende dal pullmann e ci affida ad Ahmad: a lui non e' permesso proseguire oltre. Il primo impatto con i territori palestinesi e', dunque, quello con il muro, la cinta di lastroni grigi di cemento, alti otto metri e in molti punti sormontati da filo spinato elettrificato, che circonda (delimitandola notevolmente verso l'interno) quasi tutta la Cisgiordania. Passiamo il check-in senza grossi problemi, ma l’atmosfera non e’ certo piacevole.

Prima di raggiungere l'albergo, facciamo tappa presso un negozio di souvenirs religiosi. Il Don, che da buon pastore conosce le sue pecorelle spendaiole, concede un'ora di scorazzamento libero. All'uscita, ci attendono venditori ambulanti (tra loro, anche bambini) che ci inseguono quasi fin dentro il pullmann per venderci collanine e chincaglieria. Dirce ci incoraggia a trattare: con queste persone si possono concludere ottimi affari. La nostra Roby non se lo fa ripetere due volte e incita la madre a comprare ancora qualcosa per le sue colleghe. Ma Tina non sente o non capisce e Roby, stizzita, urla: Mamma! Ma parlo arabo?!? Prendi ancora una stellina! Fantastica. Ma il quadretto piu’ divertente porta la firma di Luca. Rincorso con insistenza da un ragazzetto palestinese che a tutti i costi voleva vendergli qualcosa, si mette la mano in tasca in cerca di un euro, lo trova, glielo allunga e con il suo inimitabile stile lo liquida dicendo: "te’, ciuici’ dell’ostrega!". Purtroppo, non assisto direttamente, alla scena, ma quando ce la racconta Silvia, scoppiamo a ridere come matti, eleggendo all'istante il suo come il miglior motto del viaggio.

La salita per via di Pope John II si rivela impraticabile, a causa di una macchina parcheggiata a ridosso della curva, di suo gia' molto stretta. Ahmad e' costretto a compiere un'inversione piuttosto difficoltosa. Due passanti si improvvisano vigili e aiutano l'autista nella complicata manovra, facendo defluire il traffico. Ho l'impressione che questo imprevisto abbia indotto un po' di nervosismo a bordo. Chissa' se sono l'unico ad aver notato il manifesto appeso sul muro alla nostra destra che ritrae un gruppo di quattro guerriglieri con il mitra spianato. Beppe sdrammatizza con qualche battuta, poi finalmente la situazione si sbloccha, quando qualcuno suggerisce all’autista una strada alternativa, dove non incontriamo altri ostacoli. L'arrivo all’hotel (St. Vincent Guest House: molto carino!) e' sottolineato da applausi convinti per Ahmad. Torna il buon umore.

Mentre ci prepariamo per la cena, il cielo di Betlemme imbrunisce e dagli alti minareti si leva nell'aria il canto dei muezzin.

Nessun commento:


Collaboratori